Un sogno, quale sogno ?

Più che di un sogno si tratta di una ”vision” come dicono quelli bravi.

FarnullaWines è immersa in un territorio e una storia che la rendono simile ad altri: la Maremma Toscana con le sue dolci colline, il suo clima, il suo cielo, i suoi vitigni, le sue cultivar, la sua gente e le sue tradizioni.

Ma “la tradizione è salvaguardare il fuoco, non difendere la cenere” [Gustav Mahler], e quindi io cerco di attizzare il fuoco della Maremma a modo mio.

FarnullaWines per questo è diversa: a partire dal nome, piccola per necessità, ma piena di contenuti unici.

Perché si può fare vino e olio in tanti modi diversi: e io ho le mie idee che poi si trasformano in scelte di progetto imprenditoriale. E non si tratta solo di idee tecniche: come si coltiva l’uva, come si curano gli ulivi, ecc… Si tratta anche e soprattutto di fare in modo che l’impresa sia la “mia” impresa, cioè che attraverso l’impresa si percepiscano i valori che ho sviluppato nella mia esperienza di vita e lavoro.

Quali sono i valori che vorrei veder realizzati con il progetto FarnullaWines ?

•       La bellezza dei luoghi,

•       la bontà dei prodotti,

•       il lavoro delle persone,

•       la responsabilità nei confronti delle future generazioni.

La bellezza:

il posto dove sorge FarnullaWines è bello di per sé, non c’è nulla da aggiungere, non c’è bisogno di progetti architettonici e di firme famose. Non bisogna far(e)nulla, sarebbe meglio persino sparire e non danneggiare quello che la natura e la storia ci hanno consegnato. Tra l’altro sotto terra il vino viene meglio, quindi spero proprio che alla fine, di come appare la cantina, non si parli proprio.

Spero che chi verrà a trovarci possa provare l’emozione che ho provato io la prima volta che ci ho messo piede.

La bontà:

il vino, a mio parere, deve essere buono quando lo bevi, non amo le degustazioni, anche se sono un sommelier. Vorrei che il vino si bevesse a tavola, e svolgesse il ruolo di valorizzazione reciproca con i piatti, come è nella nostra tradizione. La qualità del vino deve dunque essere misurata per quanto bene ci fa sentire a tavola. La degustazione tende invece ad esaltare caratteristiche che può rilevare solo chi ha talento olfattivo: alcuni si fanno influenzare da chi ha talento, molti altri fuggono dal vino perché non lo capiscono, per non perdere la patente, perché fa male.

Non amo le ideologie alla moda, le fughe nel metafisico dei santoni, i biodinamici, i naturalisti, le bottiglie in affinamento sotto al mare, ecc.. Nella migliore delle ipotesi sono “furbate” di marketing, e faccio i miei complimenti a chi riesce a far notizia, a distinguersi e vendere con questi mezzi.

Tutto nasce dalla giusta sfiducia nei confronti della chimica di sintesi e soprattutto dall’uso sfrenato che se ne è fatto e che nei desideri delle multinazionali ancora bisognerebbe fare, ma questo va inquadrato nei meccanismi finanziari che governano il mondo da cui dobbiamo difenderci, ma non può tramutarsi nel rifiuto della scienza e dell’innovazione e in una fuga nell’indimostrabile, nell’irrazionale, nel magico.
Spero di poter spiegare a chi ci verrà a trovare che cosa c’è nel vino che gli propongo, come e quando goderne le qualità.

L’olio ha una posizione diversa, ma la degustazione è ancora meno utile che per il vino. L’olio non si beve, si usa nelle preparazioni. La mia sensazione è che ci sia una forte componente di abitudine nel giudizio dell’olio, chi si abitua ad usare l’olio di una certa zona rifiuta quello di altre provenienze. Il mio è indiscutibilmente toscano, le piante sono lì da prima che mio nonno nascesse, io non ci faccio-quasi-nulla.

Spero che chi ci verrà a trovare, vorrà abbracciare per un attimo queste piante solenni, pensando che proprio da quelle lì arriva l’olio che metterà sulla tavola, a casa sua, magari a centinaia di chilometri di distanza.

Il lavoro:

sono un ex-manager e 35 anni di lavoro in ambienti complessi e internazionali mi hanno insegnato lezioni che intendo traferire in questa avventura imprenditoriale: il lavoro è un fatto sociale, i successi si costruiscono in squadra, non c’è denaro che possa sostituire la dedizione delle persone che nasce dal sentirsi al sicuro, rispettati e riconosciuti nel proprio ruolo e per il proprio contributo. Ho sempre detto che il capo non fa nulla, chi lavora è la squadra.


Spero che le persone che lavorano per FarnullaWines potranno testimoniare nel tempo di aver respirato questi principi, nella pratica quotidiana. Non ci sarà un manifesto etico, ma spero ci sarà l’etica nei fatti.

La responsabilità nei confronti delle future generazioni:

preferisco evitare l’uso del termine “sostenibilità” che sarebbe etimologicamente corretto, ma viene abusato ed è divenuto terreno di scontro ideologico. Resta il fatto che il pianeta non è in grado di supportare la crescita all’infinito delle attività umane. I limiti allo sviluppo esistono ma non vengono percepiti come tali dalla popolazione: le guerre, le disuguaglianze, il prezzo dell’energia, non vengono messe in relazione con la crescente scarsità delle risorse. Come la rana nel pentolone d’acqua che piano piano si scalda, la vera natura del problema può essere compresa quando sarà troppo tardi.

In tutto questo gioca un ruolo fondamentale la scarsità di formazione: scientifica e linguistica.

FarnullaWines intende avere un’impronta nulla o quasi, cioè adottare tutte le tecniche disponibili per generare energia da fonti rinnovabili in quantità superiore a quelle consumate per le attività produttive, evitare in ogni modo la dispersione di anidride carbonica in atmosfera, ad esempio recuperando quella prodotta dalla fermentazione alcolica, gestire l’acqua conservandola ed ammortizzando gli episodi pioggia violenta e di breve durata con la realizzazione di un invaso.

Per questo motivo abbiamo scelto per il nostro logo l'impronta del fratino caratterizzata da piccole dimensioni, con la presenza di tre dita che si allargano nella parte distale e l'assenza del dito posteriore. Un'impronta leggera come vorremmo che fosse la nostra.

Altre idee verranno mano a mano che le soluzioni diventeranno economicamente fattibili.

Spero che FarnullaWines possa diventare una dimostrazione concreta ed educativa che è possibile usare razionalmente le risorse attuali e lasciare a chi verrà dopo di noi un ambiente migliore di quello che abbiamo trovato.

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Carlo Barbati

Maremmano d'importazione, ingegnere per formazione, manager con esperienza, sommelier per passione, vignaiolo per vocazione

Timeline

Magliano in Toscana, GR, ITALY

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